Solferino28, Corriere della Sera: “La cultura è musica nell’aria”

E’ online la mia testimonianza sul blog Solferino28 del Corriere della Sera!

Parole scritte di getto che vanno all’origine e ripercorrono i valori su cui si poggia Fund For Culture.

Eccola riportata anche qui per voi.

Buona lettura… e passaclick! :)

“In cosa sei laureata?” “In Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale”

“Ah, conservazione dei beni culturali?” “Non conservazione… organizzazione e gestione!”

E’ questo un tipico botta e risposta quando racconto la mia formazione ed è sentinella di un sentire diffuso rispetto al nostro patrimonio culturale e al connesso mercato del lavoro, pubblico e privato. Il patrimonio culturale per essere fruito deve essere tutelato, restaurato e conservato ma per produrre valore – e per valore non intendo solo quello economico – deve anche essere opportunamente gestito e valorizzato. Eppure il mercato del lavoro non ha ancora recepito l’esistenza e l’importanza chiave di nuove competenze emergenti in questo ambito.

Nonostante ciò, se adesso la macchina del tempo mi portasse indietro di qualche anno, rifarei la stessa iscrizione, gli stessi esami, lo stesso identico percorso umanistico-aziendale non per masochismo, ma perché credo che la cultura abbia bisogno di chi, con competenze interdisciplinari, conosca il valore di un dipinto e quello di un bilancio.

Negli anni di formazione accademica e subito dopo la laurea, ho fatto esperienza di quanto è stimolante e soddisfacente lavorare in questo campo ma anche di quanto è difficile impegnarsi per fare lavori di qualità con risorse scarse, attendere inesorabilmente la fine delle lungaggini burocratiche e lottare con dipendenti grigi.

Questa è nella maggior parte dei casi la quotidianità delle piccole realtà che lavorano in questo settore ma direi che realtà più grandi di certo non sono in condizioni migliori. Non c’è giorno, infatti, che passi senza una notizia funesta per il settore culturale. E’ una lista infinita di casi di cattiva gestione accompagnata da anni di disinteresse dell’Amministrazione Centrale sulla gestione del patrimonio.

Lo Stato è investito di questa responsabilità eppure si susseguono i tagli alla cultura ed episodi in cui lo stanziamento di fondi va a coprire falle di gestione irrazionale piuttosto che essere frutto di una seria politica gestionale delle risorse e dell’offerta culturale. L’ultimo esempio è il commissariamento della Fondazione MAXXI. Le difficoltà in cui versa oggi il museo, nonostante i ricavi e il supporto dei privati che hanno consentito di raggiungere l’autofinanziamento al 50%, nascono dalla graduale riduzione dei fondi dello stesso Mibac che due anni fa l’ha voluto e realizzato.

Come è possibile che solo dopo due anni ci si debba confrontare con l’assenza di una pianificazione economica di medio-lungo periodo?

E così da Roma a Palermo, da Trento a Casoria si susseguono storie d’istituzioni culturali in difficoltà, capaci di compiere gesti estremi, come i roghi d’arte per opera del Direttore del CAM che finora ha attirato solo l’attenzione dei media (nella foto). Possibile che sia l’auto-distruzione, pubblica o privata, l’unico modo per uscire dalla situazione attuale?  Le condizioni sono critiche, sarebbe falso ottimismo credere che non sia così, ma una scelta oltre il disfattismo c’è sempre ed è rimboccarsi le maniche, tutti.  Perché in una rovinosa caduta, c’è sempre un punto di ritorno.

Basta con la cultura considerata un accessorio delle nostre vite, un privilegio per pochi, l’orpello di un fine settimana, un fabbisogno finanziario non sostenuto. La cultura è innanzitutto la nostra eredità ed è legame del nostro vivere insieme. I frutti più importanti degli investimenti nella cultura non possono essere toccati direttamente con mano ma producono valore nel lungo periodo contribuendo al miglioramento del contesto sociale.

Per far sì che la cultura così intesa ritorni al centro della nostra storia, è necessario intraprendere nuovi percorsi di partecipazione e di condivisione che generino conoscenza, identità e appartenenza. E’ necessario sfruttare le nuove tecnologie per cogliere importanti opportunità di coinvolgimento.

E’ una strada nuova, ma è così che la cultura si affermerà nelle nostre vite come un bene comune per cui tutti potranno fare la propria parte, anche economicamente. Tutto ciò richiede lo sforzo di una diversa relazione tra chi opera nel settore culturale e chi fruisce cultura: una relazione basata su apertura e disponibilità, su impegno e affidabilità, su programmazione e innovazione. Implica una sensibilizzazione nei confronti dei singoli affinché attraverso processi che partano dal basso possano contribuire al raggiungimento di obiettivi comuni. Implica una trasparenza nel dialogo che consenta a tutti di avvicinarsi alla cultura senza timore reverenziale e senza ostacoli perché la cultura ci appartiene. Implica la necessità di essere preparati e formati per non richiudersi nel proprio hortus conclusus ma essere disposti e capaci a trasferire l’emozione di essere figli di un Paese in cui la cultura è musica nell’aria. E’ finito il tempo dell’attesa, dei finanziamenti a pioggia. E’ arrivato il momento che ognuno di noi si assuma l’impegno di prendersi cura della cultura. “Goccia a goccia”.

Adriana

 

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2 risposte a Solferino28, Corriere della Sera: “La cultura è musica nell’aria”

  1. Condividiamo in pieno!

      • il 02 mag 2012
      • di adrianascuotto

      Grazie! :) Siamo contenti di dare voce a un sentire comune! Continuate a seguirci!

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