“Una goccia più una goccia fa una goccia più grande” (cit. T. Guerra)

Una frase che non conosci, che ti arriva per caso (grazie Jada!) e s’intreccia tra i fili del sentiero di FFC.

Le parole sono di Tonino Guerra, che ci ha lasciato una settimana fa dopo aver donato al mondo versi e sceneggiature indelebili per la letteratura e la cinematografia italiane.

E sono parole che risuonano forti oggi, che esulano la logica matematica nella premessa “Non è vero che uno più uno fa sempre due” (cit. T. Guerra) e che impongono una logica diversa, una logica di scambio e di arricchimento reciproco, una logica che è sottesa al lavoro che noi come team di FFC stiamo portando avanti.

Una goccia più grande è il risultato dell’azione congiunta di più gocce che partecipano le une alle altre, in altre parole com-partecipano tra loro, e così facendo sono in grado di portare a un risultato in cui le loro individualità sono messe a sistema nell’ottica di un obiettivo comune.

Queste parole spiegano bene il senso della nostra tagline “Goccia a goccia diamo vita alla cultura”. Il nostro intento è mettere a sistema i contributi dei singoli, le gocce, per far sì che la loro unione possa essere quella linfa in grado di realizzare iniziative culturali che sono ferme per mancanza di risorse.

Ciò presuppone da un lato il coinvolgimento dei donatori, dall’altro un cambiamento di prospettiva da parte degli operatori culturali.

Questi ultimi, infatti, sembrano in gran parte ancora restii ad adottare politiche di fund raising alternative, ovvero a mettere in gioco altre capacità e sperimentare nuovi sistemi per implementare una raccolta fondi sistematizzata e continuativa. Queste le conclusioni cui giunsi qualche anno fa dopo aver affrontato il fund raising per la cultura come lavoro di tesi, affascinata dall’argomento, di gran lunga teorizzato e messo in pratica soprattutto nel mondo anglosassone e che in Italia era ancora dominio di pochi.

“Dalla raccolta fondi al fund raising. Una nuova prospettiva di sviluppo per le imprese culturali”: il titolo della tesi coglieva proprio uno degli aspetti salienti, ovvero le possibilità di sviluppo insite nella capacità del settore di fare del reperimento di risorse un punto focale della pianificazione operativa. E soprattutto nella capacità da parte degli operatori culturali di cambiare prospettiva.

Martinoni e Sacco, autori di riferimento in materia, in un articolo del 2004, scrivono “ciò che manca in particolar modo nel nostro paese, soprattutto in ambito culturale, è una concezione del fundraising inteso [...] come strategia che parte dal coinvolgimento e dalla legittimazione e rappresenta il punto d’arrivo di una catena di relazioni sociali basate non tanto sul meccanismo della dazione, quanto sulla creazione di forme di scambio sociale estremamente complesse e spesso creative.”

Parole che sono state ispiratrici per FFC e che oggi sono quanto mai attuali.

Uno dei nostri obiettivi è proprio fornire agli operatori uno strumento che in modo diretto e trasparente consenta loro di presentarsi per intercettare nuovi interlocutori e fidelizzare i propri sostenitori e consenta la creazione di legami basati sulla volontà comune di com-partecipare per raggiungere insieme un obiettivo, dare vita alla cultura.

Per noi è questa la chiave che trasforma un gruppo d’individui in una comunità.

Per fare in modo che ciò accada è necessario credere che la cultura sia un bene comune e sia responsabilità di tutti. Ci preme per questo condividere con voi un altro filo che abbiamo intrecciato un anno fa ispirato alla lettura di un contributo di G. Segre in una ricerca sul tema del dono del 2009 e che sicuramente pone davanti ad un interrogativo cui, per pensare di essere “goccia”, è necessario rispondere SI.

Il dono

Ci è stato insegnato che nulla viene fatto per nulla.

Si afferma con convinzione che i comportamenti umani siano solo razionali ed orientati ad un proprio interesse.
Questa visione coglie solo un aspetto, sicuramente importante e nella maggior parte dei casi primario, della motivazione all
ʼazione.

Tuttavia le decisioni sono spesso mediate dai nostri principi di moralità e di altruismo.

Eʼ lʼinsieme di questi valori che definisce il beneficio, utilità, “profitto” che ognuno di noi tenta di massimizzare.

Considerare che qualsiasi azione che non massimizzi il proprio tornaconto sia un segnale di irrazionalità, implica il rifiuto dellʼetica nei nostri processi decisionali.

Ma non vi è necessariamente contrasto fra lʼinteresse personale e il bene comune.

Anzi, possiamo tutti, a partire da un piccolo sacrificio, contribuire alla diffusione e produzione di Cultura per migliorare non solo noi stessi ma il territorio tutto.

Noi con convinzione speriamo ciò che le regole economiche indicano impossibile.

E tu?

Stay tuned!

A brevissimo ne saprete di più! :)

 

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