Focus cultura: dal manifesto italiano agli italiani a Parigi

Si è appena chiusa una settimana di grande fermento per il settore culturale!

Il 19 febbraio sul Sole24Ore Domenica è stato pubblicato un Manifesto in cinque punti che proclama la necessità, assolutamente condivisa da noi, di ripensare in modo rivoluzionario il rapporto tra sviluppo e cultura. “Niente cultura, niente sviluppo”: questo il caposaldo del Manifesto al quale anche noi di FFC abbiamo dato adesione condividendone le intenzioni e manifestando la volontà di fare la nostra parte per fare in modo che la cultura, intesa come bene comune e supportata dalla cooperazione di molti, sia fonte di sviluppo e benessere.

All’appello è seguita una risposta direttamente dai Ministri Ornaghi, Passera e Profumo e ci fa piacere condividere qui sul nostro blog parte della loro lettera perché in essa scorgiamo alcuni fili del nostro sentiero:

[...] La nuova conoscenza si genera anche attraverso i cortocircuiti che avvengono nella rete sociale, si alimenta nelle interazioni che si sviluppano tra le persone, le piattaforme che mettono in comunicazione. Questa creazione di valore è libera e non imposta, è bottom up e non top down. [...]

[...] Non è una via semplice, ma siamo persuasi che sia l’unica in grado di garantire l’avvio di una stagione in cui riprenda il ruolo che merita una cultura di cittadinanza, che possa incidere profondamente sui processi della vita collettiva e della produzione di benessere. [...]

Cosa significa “bottom up” per FFC? Di quale idea ci facciamo promotori?

La cultura ci appartiene. Ancora oggi si parla di cultura come qualcosa di accessorio per le nostre vite e invece essa fa parte della nostra quotidianità. Condividiamo e citiamo le parole del Prof. Trimarchi, portavoce di una nuova concezione di cultura intesa come elemento cardine per il ruolo che essa ricopre nella nostra società della conoscenza in quanto generatrice di un benessere infungibile. Un benessere che non possiamo tastare ora direttamente con mano. Per FFC, un benessere che deriva dalla compartecipazione che attraverso il web può avvicinare indistintamente tutti alle iniziative culturali. Un benessere che si materializza nella condivisione di un obiettivo e nel sostegno diretto che ci rende partecipi di processi culturali in cui tutti siamo protagonisti.

Questo nuovo approccio deve essere parte di quella rivoluzione cui auspica il Manifesto del Sole24Ore, una rivoluzione che altrove è già in atto e dalla quale il nostro Paese, pur adattando le scelte alle sue specificità, deve prendere esempio. E’ necessario che si creino le condizioni adeguate affinché le conoscenze e le competenze delle nuove generazioni possano essere messe a servizio del nostro patrimonio culturale. E’ necessario che dagli appelli si passi concretamente ai fatti. Colpisce allora in questa stessa settimana trovare sul Corriere della Sera un articolo sulle giovani menti brillanti italiane che ricoprono cariche importanti in quello che ad oggi è il museo più visitato al mondo, il Louvre. Della direzione generale in qualità di amministratore generale aggiunto fa parte Claudia Ferrazzi, italiana, 34enne, sposata, con due figli. Impensabile da noi, così si legge nell’articolo e a tutti gli effetti sembra impensabile visto che, nella maggioranza dei casi, ai vertici direttivi delle nostre istituzioni culturali le età medie sono decisamente più elevate. In questo senso, cambiamenti strategici operati dal settore pubblico sono fondamentali. Per il nuovo approccio gestionale e per molte delle sue iniziative, il Louvre è una delle tante best practices da cui prendere esempio.

C’è tanto da fare.

La consapevolezza che la cultura appartiene ad ognuno di noi è la leva per poter agire nel suo interesse. FFC vuole smuovere proprio quel senso di responsabilità che ci renda cittadini attivi nei confronti della cultura e ci porti a credere che “goccia a goccia” sia possibile darle vita.

Stay tuned!

 

 

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